Nell’ottobre 1954 viene trasferito alla Legione di Cagliari per prestare servizio nell’Arma Territoriale, dapprima nella stazione di p. 10 Bosa e poi nella stazione di Ovodda (Nuoro). Il 31 marzo 1957 gli viene conferita la qualifica di “Carabiniere scelto” e nel dicembre 1959 viene trasferito alla Legione Lazio ove presta servizio dapprima nella stazione di Tuscania, poi in quella di Minturno-Scauri ed infine presso la stazione principale di Viterbo. Il 18 novembre 1969 viene promosso “Appuntato”; dalla stazione di Viterbo transita, il 10 settembre 1979, nel Nucleo Operativo e Radio Mobile come conduttore di automezzi veloci. Intanto alla fine degli anni 60 è iniziato per l'ancor giovane democrazia italiana un periodo particolarmente drammatico, quello che Indro Montanelli definirà degli "Anni di piombo" e che si caratterizza per l’emergere di una concezione secondo la quale può essere giustificato, se non addirittura necessario, l'uso della violenza nella lotta politica. All'interno delle formazioni più estreme si formano gruppi che, più o meno apertamente, teorizzano la necessità del ricorso ad altre forme di lotta che prescindono dal confronto democratico, considerato inidoneo o addirittura inutile al raggiungimento dell'avvicendamento politico. Nascono numerose strutture tanto a sinistra, quanto a destra, diverse per strategie, entità degli aderenti e modelli organizzativi, che spesso si dividono o si aggregano sulla base di rapidi e spesso profondi mutamenti di strategia, ma il cui unico obiettivo è quello di perseguire l'affermazione dell’ideologia politica che professano, considerando legittimo ogni mezzo, il che sostanzialmente equivale a dire in maniera violenta. Tra questi, a sinistra, due sono i gruppi più importanti da un punto di vista organizzativo e dimensionale: le “Brigate Rosse” e “Prima Linea”. p. 11 Analizzando più da vicino “Prima Linea”, poiché sarà un piccolo gruppo di questa formazione a commettere l'omicidio di Ippolito, va detto che essa nasce in Lombardia alla fine del 1976 dai quei quadri, all’interno della formazione extraparlamentare Lotta Continua, che affermano la necessità della ”lotta armata strumento contingente e reversibile ...mezzo capace di rendere più incisivo il programma rivoluzionario” I suoi fondatori sono Enrico Baglioni, Enrico Galmozzi, Sergio D’Elia, Roberto Rosso (considerato l’ideologo del gruppo) e Sergio Segio. Nei primi mesi del 1980 le rivelazioni di numerosi pentiti e in particolare quelle di Roberto Sandalo consentono l’identificazione di numerosi esponenti di spicco del gruppo, tra cui Marco Donat Cattin, figlio di Carlo Donat Cattin, esponente di spicco della Democrazia Cristiana, ma nonostante i numerosi arresti l’organizzazione terroristica espande la sua zona di operazioni all’area romana; dalla sua nascita a quel momento “Prima Linea” ha già commesso molteplici azioni criminali, perlopiù ferimenti e omicidi. Quel tragico 11 agosto 1980, per reperire risorse economiche (il c.d. autofinanziamento), un gruppo di sei militanti prende di mira la filiale Pilastro della Banca del Cimino per compiervi una rapina. Tre dei componenti del gruppo entrano nell’Istituto Bancario a volto scoperto, con molta calma e le armi in pugno; uno di loro dice “E’ una rapina, siamo professionisti, se nessuno si muove non succederà nulla”; prendono il denaro e fuggono su una Renault sulla quale un quarto complice è in attesa, al volante. Tutte le forze di polizia vengono allertate ed inizia la caccia ai rapinatori, dei quali in quel momento ancora non è noto se siano criminali comuni o terroristi. (1) vds. Sergio Segio “Miccia corta” Roma 1985, p. 45, pp.71-75. p. 12 La Renault utilizzata per fuggire viene abbandonata poco dopo. Il gruppo si divide e tre dei rapinatori raggiungono Ponte dei Cetti, una località alla periferia di Viterbo, sulla via Cassia, per salire su un autobus di linea del Cotral allo scopo di sfuggire ai numerosi posti di blocco istituiti dopo la rapina. Nella rete dei posti di blocco Ponte dei Cetti è affidato alla “gazzella” (l’Alfa 1800 del Nucleo Radiomobile di Viterbo) di Ippolito CORTELLESSA e del brigadiere Pietro CUZZOLI; alla richiesta dei documenti due terroristi fingono di prenderli dai borselli, invece estraggono le pistole sparano contro i due carabinieri, che nel conflitto a fuoco colpiscono il terrorista Michele VISCARDI, ma entrambi vengono feriti mortalmente. Successivamente, nell’ambito delle ricerche organizzate per catturare gli autori del gesto criminale anche il maresciallo maggiore Antonio Rubuano, comandante della stazione di Montefiascone perde la vita in un incidente stradale mentre accorre a verificare la segnalazione di un individuo sospetto. L’efferato delitto colpisce profondamente la città di Viterbo, la camera ardente viene allestita nella sala Regia del Palazzo dei Priori, l’Amministrazione Comunale proclama il lutto cittadino e invita la cittadinanza a rendere omaggio ai due militari caduti.